Difficilmente le nuove generazioni ci perdoneranno per questo suicidio ambientale.

Lorenzo Tomatis 

incenerimento dei rifiuti

 

                     Termovalorizzatori?!                      incenerimento dei rifiuti

scarica il volantino

incenerimento dei rifiuti

Nell’era di internet, di viaggi nello spazio e di tecnologie innovative, l’uomo si ritrova a dover affrontare una questione che per anni ha preferito “sotterrare”: i propri rifiuti.

La Terra, sistema a dir poco perfetto, è un sistema chiuso, ovvero scambia energia con l’esterno, ricevendo calore dal Sole, ma non scambia materia, la quale non si crea né si distrugge e in natura si trasforma attraverso cicli vitali in cui i prodotti in uscita dell’uno costituiscono gli elementi in ingresso dell’altro, in completo equilibrio e armonia.

A partire dalla Rivoluzione Industriale, l’uomo ha stravolto questo equilibrio, andando egli stesso a creare qualcosa che in natura non è mai esistito; nuovi materiali, prodotti essenzialmente per sintesi chimica, i quali non trovano né troveranno mai collocazione in nessun ciclo vitale del nostro globo terrestre, in quanto inorganici, ossia non compatibili con alcun organismo vivente presente sulla Terra.

Da quando l’uomo ha iniziato a produrre queste sostanze, non si è mai posto il problema di come smaltirle in maniera idonea, ma si è limitato ad accumularle in discariche, non preoccupandosi dell’inevitabile contaminazione dell’ambiente circostante. Questa “gestione” ci ha portato a collezionare una serie di disastri ambientali.

La totale mancanza di rispetto per l’ambiente in cui viviamo non ci ha fatto rendere conto del fatto che già da tempo avremmo dovuto prendere dei provvedimenti ed impegnarci a sviluppare delle tecnologie per far fronte a questo accumulo di immondizia, del quale siamo i soli responsabili. Gli esseri umani, infatti, sono gli unici animali presenti sulla Terra che producono dei rifiuti. Al contrario, in natura nulla viene abbandonato nell’ambiente, ma viene riciclato naturalmente e trasformato in un’altra sostanza che verrà utilizzata da un altro essere vivente, in virtù del principio di conservazione della materia.

Non contenti dell’aver dimostrato totale ignoranza e irresponsabilità, oggi si peggiora la situazione pensando di risolvere il problema dei rifiuti attraverso l’incenerimento ovvero una combustione che elimini i rifiuti stessi e nel contempo produca calore o corrente elettrica, apparentemente dimenticando che non si può distruggere la materia, ma al massimo trasformarla. In realtà in questo caso il trucco sta nel fatto che il materiale solido è trasformato in parte in gas, quindi in qualcosa che l’occhio umano non vede, e se non si vede posso far credere che non ci sia. L’idea è geniale, soprattutto se devo convincere un popolo mediamente disinformato e disinteressato; e difatti l’inganno funzionò perfettamente quando si volle presentare questa nuova tecnica di gestione dei rifiuti come la soluzione ad ogni male, tanto che oggi ha portato alla realizzazione di decine e decine di inceneritori in tutta la nostra penisola. La follia di questa metodica viene camuffata da tecnica miracolosa che risolve qualsiasi problema della gestione dei rifiuti usando come argomentazioni l’eliminazione fisica dei rifiuti e la produzione di energia e rinominando gli inceneritori con il mistificatorio appellativo di “termovalorizzatori”. In particolare il primo argomento riceve un elevato consenso da parte di chi non vuole né vedere né dover pensare alle montagne di “monnezza” che il nostro stile di vita, votato al consumismo, produce. E se da questa combustione produco anche profitto, meglio ancora: significherà che non saranno contenti solo quelli che usufruiscono dell’incenerimento, ma anche coloro che lo gestiscono. In Italia poi abbiamo superato noi stessi, deviando verso gli impianti di incenerimento milioni di euro di finanziamenti destinati allo sviluppo di energie rinnovabili.

Nonostante tutto, la storia sembrerebbe avere un lieto fine, visto che il risultato è che nessuno vede più in giro spazzatura e si produce energia in maniera continua (incenerire viene paragonato ad un’energia rinnovabile in quanto, finché l’uomo produrrà rifiuti, ci sarà materia per alimentare gli inceneritori). Ma cosa bruciamo? E cosa viene prodotto dall’incenerimento dei rifiuti?

Se potessimo vedere il combustibile che viene introdotto negli inceneritori, noteremmo qualcosa di famigliare, qualcosa che oggi in molte città italiane tende ad essere riciclato e che è presente nel classico sacchetto che tutti i giorni noi buttiamo: carta e plastica. Questi due materiali riciclabili, l’uno derivante dalle piante, l’altro dal petrolio, vengono bruciati per sfruttare il loro elevato potere calorifico, ovvero per ottenere l’energia da utilizzare per il riscaldamento o per la produzione di energia elettrica, che in assenza di questi materiali sarebbe così poca da rendere l’incenerimento non conveniente a livello economico.

In molti inceneritori si bruciano i rifiuti tal quali, così come vengono conferiti, mentre in altri viene bruciato il CDR (combustibile da rifiuti), ossia un miscuglio di carta e plastica finemente sminuzzato e pronto in comode balle chiamate “ecoballe”, altro termine fuorviante che vuole far credere che il processo a cui verranno destinate sia ecologico. Nel caso in cui vengano bruciati i rifiuti tal quali, nella bocca dell’inceneritore non finiscono soltanto carta e plastiche varie, ma anche “tutto il resto”: vetro, metalli, materiali sintetici e scarti biodegradabili di varia natura.

Come sa qualsiasi studente di una scuola superiore dove si studia chimica, ogni sostanza combustibile, ovvero capace di reagire con l’ossigeno contenuto nell’aria che funge da comburente, si trasforma in qualche altro composto chimico contenente gli stessi atomi delle sostanze iniziali legati tra loro in modo diverso. Poiché nel caso degli inceneritori viene bruciata una massa di sostanze di varia natura, tra i prodotti di combustione si ritrovano gran parte degli elementi chimici esistenti. Nel caso delle plastiche contenenti Cloro, ad esempio, la combustione provoca la formazione di Diossina, molecola inorganica (e quindi non biodegradabile) la cui azione cancerogena sull’uomo anche in piccolissime quantità è stata scientificamente provata.

L’elenco di tutte le sostanze prodotte dall’incenerimento dei rifiuti, alcune delle quali sconosciute all’uomo comune, è molto lungo.

In ogni combustione vengono prodotti gas inquinanti e ceneri. La cosa paradossale è che le ceneri, a differenza del rifiuto iniziale, sono altamente tossiche. Inoltre, mentre la spazzatura che tanto non sopportiamo di vedere potremmo riciclarla e introdurla nuovamente in un ciclo produttivo, della cenere non sappiamo proprio cosa farne, anzi dobbiamo trattarla come un rifiuto speciale, in quanto contiene un numero elevato di sostanze nocive e metalli pesanti, tanto che la sua dispersione nell’ambiente potrebbe provocare un ennesimo disastro ambientale e molte morti dovute all’insorgenza di tumori e altre malattie.

Sebbene gran parte del prodotto ottenuto sia allo stato gassoso, questa non è sicuramente “aria pulita” perché trascina con sé sottili particelle prodotte dall’incenerimento, la cui dimensione diminuisce all’aumentare della temperatura.

I filtri utilizzati per cercare di trattenere queste particelle non sono in grado di trattenere le nanoparticelle, particelle di dimensioni così piccole (un milionesimo di millimetro) da non poter essere trattenute da alcun tipo di filtro. Le polveri di dimensioni più grossolane col tempo si accumulano nei filtri, i quali si saturano e necessitano di essere puliti. Per gestire il problema delle polveri residue, ancora una volta è stata proposta una soluzione apparentemente brillante, ma con un risultato finale peggiore del problema di partenza: le ceneri vengono usate come ingrediente nella preparazione del cemento armato e del manto stradale. Quindi si è trovato anche il modo legale ed “ecologico” di trasformare magicamente, oltre ogni frontiera della chimica, un rifiuto speciale in un materiale di riempimento per opere edili e stradali. Ma quando le strade si consumeranno per normale usura, quando il cemento armato si consumerà, quando verrà demolito e usato a sua volta come materiale di risulta, questi materiali insomma che fine faranno? La risposta è semplice e odora di morte: saranno dispersi nell’ambiente in modo incontrollato. Inoltre, essendo ceneri composte da sostanze inorganiche, oltre che tossiche, non rientreranno mai in un normale ciclo naturale e quindi tenderanno ad accumularsi nel nostro pianeta e nel nostro organismo andando a provocare le più svariate patologie, nella maggior parte dei casi mortali.

Come se non bastasse, per far funzionare adeguatamente un inceneritore, è necessario introdurre nel ciclo produttivo un quantitativo d’acqua pari in massa all’incirca al quantitativo di rifiuti da bruciare, sprecando una risorsa naturale indispensabile e ancora oggi non accessibile a tutti.

Ma perché si è voluto tutto ciò? L’incenerimento è la sconfitta della scienza in nome del lucro, è la disfatta del buon senso in nome dell’arroganza della nostra ignoranza, è frutto dell’inciucio all’italiana e del comportamento mirato a voler fregare il prossimo che ha trovato una nuova applicazione nella gestione dei rifiuti.

Eppure le alternative ci sono, la tecnologia anche e il buon senso basterebbe utilizzarlo. Basterebbe aprire un sacchetto della nostra immondizia per vedere cosa c’è dentro: la maggior parte degli scarti sono di origine alimentare, ossia materiale biodegradabile che potremmo tranquillamente far rientrare in un circolo naturale; poi c’è tantissima carta, che potrebbe essere riciclata, e molti tipi di plastica con caratteristiche chimiche differenti che potrebbero essere raccolte e riciclate per tipologia. Il riciclo, il riuso e un cambiamento del nostro stile di vita che porti alla riduzione dei rifiuti prodotti sono ad oggi gli unici mezzi per far scomparire dalla società il concetto di “rifiuto”, dato che con le attuali tecniche a disposizione potremmo recuperare fino al 98% della massa attualmente conferita in discarica.

Inutile dire che per chi ha interessi economici, privati, personali, che traggono vantaggio dall’incenerimento dei rifiuti, quanto detto viene contestato e osteggiato, contro ogni legge della fisica e della chimica.

A dispetto di ciò, esistono realtà dove viene applicata una raccolta differenziata con il metodo “porta a porta” che elimina i presupposti legati alla realizzazione di un inceneritore. Questa metodologia implica ovviamente una sensibilità da parte di tutti i cittadini e una riflessione profonda sul concetto di bene comune. Essa è il risultato di un cambio di mentalità delle persone, di un risveglio della coscienza e del volere vero di ognuno di noi di dare il proprio contributo. Comuni come quello di Novara hanno raggiunto ottimi risultati in pochissimo tempo (in 18 mesi il 70% di raccolta differenziata) dimostrando che la soluzione adottata è quella corretta e che la reintroduzione delle materie prime raccolte da questa gestione può essere fonte di guadagno per la comunità e un nuovo sbocco per aziende operanti nel settore.

Abbiamo la possibilità di dare un contributo significativo alla tutela del nostro pianeta, riutilizzando i materiali invece di crearne di nuovi o di impoverire le risorse a disposizione, per poterlo lasciare in eredità ai nostri figli e per far sì che chi verrà dopo di noi non sia vittima della nostra ricerca sfrenata di benessere. La vita di tutti è unica e tutti devono avere la possibilità di stare bene, senza però pregiudicare l’ambiente e la salute altrui con un comportamento basato sul consumismo e sull’economia dell’“usa e getta”.

Dobbiamo partire dal limitare la produzione dei nostri scarti, pretendere che questi rientrino in un ciclo di riutilizzo ed evitare di finanziare il diffondersi in commercio di materiali che non potranno mai essere riciclati, adottando un metodo di consumo consapevole.

 

guarda la nostra iniziativa sulla tematica

Sconcerto per l'Ambiente

Sconcerto per l'Ambiente