L'arte non imita, interpreta.

Carlo Dossi

immagine tratta dal film Il cielo sopra Berlino di Wim Wenders

immagine tratta dal film Il cielo sopra Berlino di Wim Wenders

                                   

Animali da

palcoscenico

                                   

 

volantino spettacoli con animali

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spettacoli con animali

Luci sfavillanti, colori sgargianti, tamburi rullanti…che abbia inizio lo spettacolo: “Venghino signore e signori venghino, accomodatevi e benvenuti al circo!”.

 

Il circo ha antiche origini che risalgono addirittura ai tempi degli Egizi. Anche gli antichi Romani organizzavano feste sfarzose, in cui tenevano giochi che comprendevano la lotta tra belve feroci e schiavi e corse con i cavalli o le bighe.

In epoca rinascimentale si sviluppò l’idea di mostrare gli animali a scopo di lucro al grande pubblico, che in genere non aveva mai visto bestie feroci, accanto all’esibizione di artisti girovaghi, saltimbanchi e nani.

Il circo tradizionale, lo spettacolo itinerante che si svolge sotto il tendone, con i numeri con gli animali, così come lo conosciamo oggi, è nato nella metà del Settecento ed è giunto immutato fino ai nostri giorni.

 

Tuttavia la statistica ci dice che negli ultimi dieci anni il circo tradizionale ha registrato un netto calo di presenze. Le cause di questo fenomeno possono essere dovute a diversi fattori, dalla variegata offerta di altri tipi di intrattenimento, alla mutata sensibilità del pubblico, o forse a un mancato rinnovamento di questa forma di spettacolo.

 

Di certo, se non fosse per i finanziamenti pubblici del Fondo Unico per lo Spettacolo, contributo statale concesso dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, i circhi che posseggono numerosi animali, e che sostengono forti spese per il loro mantenimento, avrebbero chiuso da diversi anni.

Infatti, la legge n. 337 del 18 marzo 1968 afferma che “Lo Stato riconosce la funzione sociale dei circhi equestri e dello spettacolo viaggiante. Pertanto sostiene il consolidamento e lo sviluppo del settore.” (art.1) e concede tutta una serie di agevolazioni, tra cui, ad esempio la riduzione del 50% dell’imposta sul consumo per le carni destinate agli zoo dei circhi equestri e degli spettacoli viaggianti (art. 16).

 

Con la legge n. 150 del 7 febbraio 1992 è stato fatto divieto ai privati di detenere animali pericolosi per la salute e l’incolumità pubblica; eppure, grazie a successive modifiche, i circhi sono riusciti a mantenere questo privilegio, il che ha comportato anche che alcune persone sono rimaste coinvolte in incidenti con animali selvaggi durante gli spettacoli o in seguito alla loro fuga.

A partire dagli anni Novanta, a fianco al circo tradizionale, si è sviluppato un modo alternativo di fare circo: il cosiddetto circo contemporaneo, il quale prevede unicamente numeri di giocoleria, acrobazie, equilibrismo, contorsioni, mimo e clowneria. Pionieri di questo nuovo stile circense sono gli artisti del Cirque du Soleil, la cui scelta è stata seguita anche da altri circhi, scuole circensi e artisti.

Il mondo del circo tradizionale, nonostante il grandissimo successo degli spettacoli senza l’impiego di animali, sembra non voler rinunciare al loro utilizzo. La ragione che spesso viene invocata è il legame con la tradizione, ma di fatto alla tradizione appartenevano anche figure che il circo ha invece abbandonato con il mutare della sensibilità del pubblico: i cosiddetti “freaks”, i “fenomeni da baraccone”, persone affette da nanismo o malattie deformanti (come l’elefantiasi), gemelli siamesi, donne barbute, che alla fine dell’Ottocento furono usati come attrazioni.

 

Oggi nessuno mostrerebbe un essere umano in uno spettacolo per via di una sua deformità fisica, mentre ancora assistiamo a numeri circensi che hanno per protagonisti orsi ciclisti, elefanti equilibristi o tigri che saltano attraverso cerchi di fuoco... a patto che non ci si trovi in un circo in Gran Bretagna, Polonia, Finlandia, Estonia, Danimarca, Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Malta, Slovacchia, Svezia, Costa Rica, India, Israele o in alcuni dipartimenti e città della Croazia, Grecia, Spagna, Stati Uniti, Canada, Argentina, Brasile, Colombia, Australia e Nuova Zelanda, Paesi e regioni in cui la legislazione vieta, in modo totale o parziale, l’utilizzo degli animali selvatici nei circhi.

 

Nel mondo circense l'addestramento di animali e fiere è considerato un’arte. Tuttavia quella dell’animale non è un’esibizione, bensì una reazione che si basa sul suo istinto di sopravvivenza. Infatti, come finiscono per affermare le stesse famiglie circensi, che fanno di questi sistemi un vanto della propria tradizione, nel migliore dei casi l’animale è stato domato con il metodo “dolce” della paura, ossia facendolo sentire costantemente in lotta per la propria vita. Ma le dichiarazioni e i video di testimoni, ex circensi e gruppi animalisti (ad esempio gli inglesi Animal Defenders) ci mostrano come spesso si ricorra all’utilizzo di bastoni ungulati, spranghe, piastre roventi, fruste, privazione alimentare.

Purtroppo in Italia l’addestramento con metodi violenti è consentito ai circhi grazie a una deroga all’art. 544 del Codice Penale introdotta con la Legge n. 189 del 20 luglio 2004 sul maltrattamento degli animali.

 

Gli animali utilizzati nei circhi vivono la loro vita rinchiusi in gabbie inadeguate e costretti da catene, obbligati a condividere spazi e abitudini con specie diverse, in condizioni che spesso violano le “Linee guida per il mantenimento degli animali nei circhi e nelle mostre itineranti” emanate dal CITES (Convenzione di Washington sul Commercio Internazionale delle Specie di Fauna e Flora minacciate di estinzione), sottoposti a continui e lunghi viaggi per lo spostamento del circo da una città all’altra.

 

Anche i delfinari, a dispetto dell’immagine che viene offerta al pubblico, sono luoghi di enorme sofferenza per gli animali che vi vengono reclusi, abituati in natura a muoversi liberi in ampi spazi. Gli animali utilizzati nei circhi acquatici vengono addestrati con la privazione alimentare o con l’utilizzo dell’isolamento come punizione. La mortalità è elevatissima, così come i casi di autolesionismo e aggressività verso i propri compagni e gli addestratori.

 

Grandi e bambini sono affascinati dal circo, che da sempre ha conquistato scrittori, pittori, poeti e grandi registi; ma una parte del pubblico sta cambiando e si chiede se effettivamente sia educativo mostrare ai propri figli uno spettacolo in cui l’animale è costretto ad eseguire degli esercizi innaturali e non è libero di esprimersi secondo quella che è la propria natura.

 

Il circo tradizionale infatti non educa al rispetto per gli esseri viventi; induce invece all’incomprensione dei messaggi di sofferenza degli animali e ostacola lo sviluppo dell’empatia, in quanto sollecita una risposta incongrua, allegra e divertita, al loro dolore.

Il bambino tende ad imitare il comportamento degli adulti e da questi apprende la differenza tra il bene e il male. Ricerche scientifiche dimostrano che l’esposizione alla violenza, ovvero il coinvolgimento in una situazione violenta come spettatore e/o come partecipante in qualche misura alla violenza stessa, comporta la desensibilizzazione dell’individuo e l’assuefazione alla crudeltà e istiga all’adozione di comportamenti violenti verso esseri umani e animali.

 

La differenza tra l’espressione artistica e l’esercizio imposto agli animali sta nella libertà e nella volontà di espressione; nell’individualità dell’artista che esprime la propria creatività, che interagisce con il pubblico e da questi viene stimolato e trae ispirazione, che viene appagato dall’approvazione e dagli applausi degli spettatori.

 

Il pubblico oggi cerca ed apprezza la bellezza e l’arte: la leggerezza e la forza degli acrobati, l’eleganza delle ballerine, la concentrazione degli equilibristi, la precisione dei giocolieri, la simpatia dei clown, che fanno del circo uno spettacolo unico.

 

E’ il pubblico che può trasformare il circo tradizionale, perché al cambiamento della richiesta dovrà corrispondere necessariamente quello dell’offerta.

Ognuno di noi può partecipare a questo rinnovamento scegliendo e consigliando agli altri di andare a vedere circhi che non utilizzano gli animali, che basano tutto il proprio prestigio sulle forze e sulla bravura degli artisti, gli unici veri animali da palcoscenico.

 

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Rieducational Circus

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