La solidarietà è la tenerezza fra popoli.

Josè Martì

foto di Luiz Vasconcelos

donna nativa americana del movimento Sem Terra, Manaus, Brasile

foto di Luiz Vasconcelos

                    

Solidarietà fra Popoli

 

Siate sempre capaci di sentire nel più profondo

qualsiasi ingiustizia commessa contro chiunque

in qualunque parte del mondo.

Ernesto Che Guevara

                         

volantino solidarietà fra popoli

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solidarietà fra popoli 

 

La costruzione di un mondo più giusto, premessa indispensabile per rendere possibile una pace vera e duratura, passa attraverso la solidarietà tra i popoli.

Sentire dentro di sé, come se fosse sulla propria pelle, l’ingiustizia, l’oppressione politica e la privazione dei diritti umani deve essere dunque alla radice di ogni azione volta al sostegno delle popolazioni che vivono in condizioni di povertà e sopraffazione.

La solidarietà non è solo “dare”, non può essere la risposta a una emergenza (un terremoto, uno tsunami, un atto di repressione particolarmente eclatante); piuttosto è uno stile di vita, una riflessione profonda che porta alla consapevolezza e all’apertura verso culture diverse dalla nostra, all’esercizio del consumo critico e di uno stile di vita sostenibile.

Per superare i sentimenti di inimicizia e paura che oggi prevalgono verso i popoli differenti da noi per tradizioni, storia e religione e creare una cultura della solidarietà internazionale, del rispetto e dell’accoglienza della diversità è necessaria la conoscenza. Conoscenza e comprensione di civiltà diverse dalla nostra, con diversi modi di comunicare, diversi valori etici e religiosi.

Ciò che ci è ignoto è incomprensibile e spaventoso: è facile avvolgere una realtà sconosciuta con i veli del pregiudizio e dello stereotipo, del razzismo e dell’indifferenza, e dimenticare l’uomo in coloro che non comprendiamo. Oggi, più che mai, è necessario superare le barriere e, finalmente, riconoscere che c’è una sola umanità.

La mancanza di speranze fa sì che molti siano persuasi che questo sia il solo mondo possibile, che non vi sia alternativa all’attuale sistema politico ed economico. Ne deriva la rinuncia all’impegno civile, la deresponsabilizzazione e l’abbandono di ogni progetto di progresso politico e sociale. E’ da questo pessimismo che dobbiamo ripartire, trasformandolo in una volontà di cambiamento che vede gli ostacoli nella loro complessità ed è pronta ad affrontarli.

La possibilità di un avvenire migliore è nelle mani di tutti noi, ma cosa possiamo fare?

Non sono poche le cose che può fare ciascuno di noi. Innanzitutto informarsi e aprire la mente, se necessario mettendo in discussione le proprie convinzioni, applicare le regole della convivenza e delle relazioni pacifiche nella vita di tutti i giorni, aprirsi al confronto e al dialogo, portando la cultura della tolleranza e della solidarietà negli ambienti che frequenta.

E’ importante anche quello che possiamo fare come consumatori, esercitando criticamente il nostro potere d’acquisto, ad esempio boicottando le merci prodotte attraverso lo sfruttamento e la privazione di diritti dei lavoratori di altri Paesi, spesso bambini. Oppure possiamo acquistare articoli provenienti dal commercio equo-solidale, la cui modalità di produzione è garantita secondo i principi espressi nella “Carta Italiana dei criteri del Commercio Equo e Solidale” e il cui prezzo di acquisto da parte di chi importa dall’estero è stato stabilito in modo equo, ovvero in accordo con i produttori, in modo da garantire loro una vita dignitosa e la possibilità di investire in nuovi progetti.

Un altro aspetto che sembrerebbe estraneo al problema è quello dell’utilizzo delle risorse energetiche e dell’inquinamento. Non dobbiamo dimenticare invece che la maggior parte delle risorse del Pianeta vengono consumate dai Paesi industrializzati e che le sostanze inquinanti e i rifiuti che produciamo, oltre a diffondersi nell’ambiente, spesso vengono smaltite nei cosiddetti “Paesi in via di sviluppo”. In nome di un modello economico e di una tecnologia pensati in favore di pochi e a scapito di molti, vengono distrutti gli ambienti naturali in cui vivono altre popolazioni, le cui risorse vengono depauperate per garantire comfort e ricchezza a una ristretta fascia della popolazione mondiale. Ciascuno può contribuire, con il proprio stile di vita, alla riduzione degli sprechi e dell’inquinamento: la Terra è una sola e appartiene a tutta l’umanità.

 

 

Io non ho patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati ed oppressi da un lato, privilegiati ed oppressori dall’altro. Gli uni sono la mia patria, gli altri i miei stranieri.Don Lorenzo Milani