Aborro la vivisezione con tutta l'anima.

Mahatma Gandhi

 

3 scimmiette

          

Se non ti bastano

le ragioni etiche,

se ti senti al di sopra di tutto,

se pensi solo a te stesso…

comincia a farlo seriamente:

la vivisezione

fa male anche a te!

          

 

volantino vivisezione

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vivisezione

         

La vivisezione è il mezzo che giustifica il fine

La citazione corretta è ovviamente “il fine giustifica i mezzi”.

Ma nel caso della vivisezione vale esattamente il contrario. La vivisezione è infatti il mezzo attraverso il quale possono ad esempio essere messi in commercio alcuni farmaci che, se viceversa fossero il risultato di una ricerca sull’uomo, non potrebbero mai essere messi in produzione perché risulterebbero da subito inutili o dannosi. Grazie alla sperimentazione sugli animali, invece, si possono effettuare ricerche su diverse specie animali e scegliere quella che ha dato il risultato desiderato, per poter giustificare (per l’appunto) il fine di mettere in commercio un numero sempre più crescente di farmaci, che solo in seguito manifesteranno i loro effetti collaterali sull’essere umano.

 

La vivisezione è un business

La verità che si nasconde all’interno di una colorata scatola di pillole e che si cela dietro le mentite spoglie di quella che viene impropriamente definita “ricerca scientifica” è il business di cui la vivisezione costituisce la punta dell’iceberg.

Gli interessi che ruotano intorno alla vivisezione sono enormi. Si parte dai ricercatori, che hanno la possibilità di fare carriera e di ricevere fondi grazie al numero di sperimentazioni che riescono a pubblicare, fino ad arrivare alle case farmaceutiche che hanno un diretto guadagno sulla vendita dei farmaci.

Anche per questo motivo, molti esperimenti vengono ripetuti in diversi laboratori e i risultati non vengono confrontati, perché ogni ricercatore e ogni casa farmaceutica ha tutto l’interesse a mantenere segreti gli esiti di ricerche su cui può guadagnare.

Ma il numero di persone che traggono beneficio dalla vivisezione è maggiore di quello che si può immaginare: basta pensare che esistono delle aziende che progettano e producono solo apparecchi di contenzione (quelli utilizzati per immobilizzare gli animali), altre che sono specializzate nella messa a punto degli strumenti utilizzati solo nella vivisezione (come i decapitatori e le presse per rompere le ossa senza uccidere l’animale) e allevamenti destinati alla produzione di animali da laboratorio.

 

La vivisezione è comodamente irreale

La sperimentazione effettuata sugli animali in laboratorio consente al ricercatore di poter svolgere il proprio lavoro in tutta comodità: tutti gli oggetti che gli occorrono sono a portata di mano, dalla strumentazione analitica all’animale.

Le condizioni che vengono realizzate sono quelle ideali, non per il risultato dell’esperimento, ma per l’esperimento in sé e per il ricercatore, che andrà a riprodurre artificialmente quelle situazioni che non si verificherebbero naturalmente. Anche i tempi di evoluzione delle malattie che vengono studiate vengono forzati e falsati: questo è un altro dei motivi per cui l’utilizzo di animali è comodo. Vengono infatti utilizzati animali la cui vita media è molto breve rispetto a quella dell’uomo, consentendo al ricercatore di poter seguire l’evoluzione della malattia dal momento in cui viene provocata fino alla morte dell’animale e di poter pubblicare i risultati della propria ricerca in tempi brevi rispetto alle ricerche sull’uomo. All’animale, inizialmente sano, viene provocata la malattia, a volte anche malattie che sono solo ed esclusivamente dell’uomo e che l’animale non contrarrebbe mai in natura.

Queste condizioni sono sicuramente più comode rispetto all’osservazione clinica di esseri umani malati che deve essere fatta con il necessario rispetto dei tempi del decorso della malattia e delle esigenze e peculiarità di ciascun singolo individuo.

Molto più comodo ma irreale e quindi inutile.

Dopo la sperimentazione effettuata sugli animali di laboratorio, infatti, è necessario e obbligatorio effettuare esperimenti sull’uomo ricominciando completamente da capo, visto che cambiano tutte le condizioni dell’esperimento: la specie su cui esso è realizzato, le condizioni di salute dell’individuo, il modo e i tempi in cui si evolve la malattia, le condizioni ambientali e di contorno (le condizioni psicologiche dell’ammalato, l’affetto dei parenti, la collaborazione da parte del malato che sa che le analisi e i test che gli vengono fatti sono finalizzati alla sua guarigione, a differenza dell’animale che non capisce perché deve subire torture e prigionia e che non ha alcun interesse a collaborare e nessuno stimolo per il quale reagire, se non l’istinto di sopravvivenza).

 

Divide et impera

I “vivisettori” sono delle persone esattamente uguali a noi, che svolgono il proprio lavoro quotidiano pensando di fare del bene all’umanità. Alcuni hanno dei figli, un lavoro a termine, devono pagare le bollette a fine mese e arrivano a casa la sera stanchi. Esattamente come gli “animalisti”.

Siamo tutti inseriti in un sistema che non ci da tempo di pensare, che ci propone falsi miti e soprattutto che ci sottopone a dei ritmi forzati, innalzando barriere sempre più alte che non aiutano il dialogo.

L’inganno comincia all’università, dove allo studente viene insegnata la sperimentazione animale come unico e irrinunciabile metodo per salvare gli esseri umani.

Poi la contrapposizione tra “vivisettori” e “animalisti” è volutamente alimentata, facendo credere che solo gli uni vogliano salvare vite umane e gli altri solo la vita degli animali, per non permettere che ci si confronti e che si arrivi alla verità e agli interessi che si nascondono dietro questo orribile lavoro.

 

La vivisezione è un alibi

In questo contesto la vivisezione fornisce un ottimo alibi a chi ha interesse a non arrivare alla radice del problema, facendo concentrare l’attenzione sul sintomo.

Fino a che si porrà l’attenzione solo sul sintomo e non sulla causa, non si elimineranno né l’uno né l’altra.

 

La vivisezione è un sintomo

E’ il sintomo di una società che viene indotta sempre più all’uso dei farmaci, per qualsiasi cosa, senza che ci si chieda se veramente ce ne sia bisogno, se ci siano dei metodi naturali alternativi o quali siano gli effetti collaterali.

D’altro canto i malati sono una risorsa che arricchisce le tasche di chi sui malati ci guadagna: «C'è bisogno di malati nuovi. Nel marzo 2004 le case farmaceutiche hanno abbassato le soglie delle tre malattie più diffuse nel mondo occidentale: l'ipertensione, il colesterolo e il diabete, creando così, da un giorno all'altro, alcune centinaia di milioni di "malati" nuovi.» (dal blog di Beppe Grillo “Malato come un pesce”).

 

La vivisezione è un problema che non riguarda solo gli animali

La vivisezione viene finanziata con i soldi pubblici, e sono ancora i nostri soldi quelli che vanno a finire nelle tasche dei produttori di farmaci.

La vivisezione viene utilizzata nelle sperimentazioni per l’industria bellica, quindi combattere la vivisezione vuol dire anche combattere la guerra.

Sperimentare sugli animali comporta un errore metodologico che fa sì che vengano messe sul mercato sostanze risultate innocue per gli animali, ma che potrebbero rivelarsi nocive per l’essere umano e che non vengano messe in commercio altre risultate nocive per gli animali, ma che invece potrebbero essere utili all’uomo.

A causa della inattendibilità della vivisezione, spesso si sperimenta sull’uomo a sua insaputa, invece di effettuare delle ricerche scientifiche che utilizzino l’osservazione medica, il confronto e l’ascolto del paziente, i metodi statistici ed epidemiologici, la condivisione di banche dati contenenti informazioni provenienti da tutto il mondo su malattie similari già verificatesi, i metodi matematici, i modelli artificiali realizzati con cellule o tessuti umani, i metodi alternativi

La vivisezione è una pratica crudele e inutile! E' tra l'altro dannosa per la salute umana, perchè porta a risultati non attendibili e non riproducibili sull’uomo.

Smettiamola di torturare creature innocenti e colpevoli solo di essere diverse da noi, abbastanza da prevaricarle, ma non abbastanza da non utilizzarle come modelli sperimentali. Abbastanza da giustificare il loro utilizzo in questi disumani esperimenti, ma non abbastanza da salvarli da inutili ricerche che non tengono conto della biodiversità delle specie e non rispettano il valore della vita di tutti gli esseri viventi.

 

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