Questo spettacolo nasce come indagine da una parte, come omaggio dall’altra.
Su una scena moderna, un palco nero, davanti a un piccolo ensemble di giovani musicisti, con pochi oggetti scenici, Henri Petronio dà vita ad alcuni dei più grandi e famosi personaggi femminili del teatro di tutti i tempi. In una drammaturgia contemporanea che accoppia, per esempio, il Coro delle donne dell’Assassinio nella Cattedrale di Eliot a suoni penetranti e distorti, quasi computerizzati, oppure la desolata Desdemona di Shakespeare alle tristi ballate di Sade, il monologo – concerto dipinge così, uno dietro l’altro, un volto di donna diverso, una storia, un dramma, un tema.
Prendono dunque forma il dramma della maternità, di un amore mancato, di un pensiero, così come riflessioni sullo Spirito e sul Divino, sempre attraverso parole femminili, impersonate da un uomo che resta uomo, ma che si cala in queste donne ed indaga, per capire a fondo, forse per migliorare, per dar voce ai torti e sentimenti.
I grandi personaggi classici, da Yerma di Garcia Lorca a la Strega di Ingmar Bergman, sono cadenzati da canzoni moderne, straniere o del nostro patrimonio musicale italiano, dei grandi cantautori: brani il cui titolo è ancora una volta un nome di donna, dunque un’altra storia, un altro racconto.
“Questo spettacolo nasce per vari motivi: in primo luogo volevo fare dei personaggi che altrimenti non avrei mai fatto, personaggi femminili. In secondo luogo volevo capire questi personaggi da dentro, farli, per vedere se c’erano delle analogie,o delle differenze, e quali, con me, con gli uomini. Volevo essere loro, per un momento. Secondo me in teatro la questione del sesso è piuttosto complessa, e originale. Da una parte le storie che vengono raccontate, le problematiche che si affrontano, sono indubbiamente legate ad un’appartenenza, a uno status, anche sessuale. Ma quando fai questi personaggi, quando li fai appunto da dentro, ti accorgi che esiste il personaggio, prima di tutto, e il personaggio non ha sesso, né età, né colore, né storia: è solo un essere umano.
Questo spettacolo nasce anche dal desiderio di accostare i grandi drammaturghi classici all’arte del nostro tempo, la musica ad esempio, perché secondo me non c’è nessuna differenza tra le opere d’arte. La bellezza è una cosa viva, e non bisogna avere paura della bellezza.
Henri Petronio
Lo spettacolo, organizzato e promosso dall’associazione di volontariato we have a dream, con l’intervento di Elena Liotta e Nella Condorelli, rappresenta un’occasione per riflettere sui diritti delle donne.
Elena Liotta, psicoterapeuta e scrittrice, affronta la tematica dei diritti delle donne mettendo in evidenza la loro creatività ed energia, contro le difficoltà quotidiane legate a discriminazioni e prevaricazioni, spesso travestite da tradizioni.
Nella Condorelli, giornalista professionista e scrittrice, specializzata in affari esteri e mondo islamico, si occupa da sempre di questione femminile e di informazione di genere, in Tv e nella stampa scritta.